Blog

Qual è l’investimento migliore per i nostri risparmi oggi?

Pasquale Tribuzio
  • February 16, 2026
  • 4 min read
Qual è l’investimento migliore per i nostri risparmi oggi?

“Come investire un po’ di risparmi che ho da parte?”
È una frase o un pensiero che arriva sempre allo stesso modo: a bassa voce, quasi fosse una confidenza. E ogni volta porta con sé qualcosa che ha poco a che vedere con i mercati: paura di sbagliare, ansia di restare indietro, il timore di perdere “l’occasione della vita”.

La frase successiva, però, cambia a seconda del clima emotivo del momento.
Durante il Covid: “Mi hanno detto che il settore farmaceutico è il futuro.”
Con i venti di guerra dopo l’Ucraina: “Adesso bisogna puntare sulla difesa.”
Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale: “La tecnologia, stavolta, è davvero una rivoluzione.”
Dopo l’ennesima corsa di cripto e oro: “Che ne dici dei bitcoin? E dell’oro?”

La domanda sembra semplice. Ma non lo è.

Infatti, prima ancora di parlare di mercati, bisognerebbe parlare di pensiero. E di disciplina.

Gli economisti comportamentali hanno fatto una scoperta poco lusinghiera per noi: non siamo esattamente creature razionali.
Anzi. Tendiamo con sorprendente docilità a seguire il gruppo o, per dirla meno elegantemente, il gregge. Siamo emotivamente poco equilibrati: una perdita ci ferisce molto più di quanto un guadagno equivalente ci renda felici. Ci innamoriamo delle narrazioni come adolescenti al primo amore. Confondiamo i fatti con le nostre percezioni, le probabilità con le speranze, il rumore con l’informazione.
Un curriculum non esattamente glorioso.

Gli esperti, per consolarci, dicono che non è (solo) colpa nostra: è la nostra struttura cognitiva. Il cervello umano si è evoluto per sopravvivere nella savana, non per gestire un portafoglio titoli.

In altre parole, quando si tratta di investire i nostri soldi, siamo tutti — in qualche misura — nella caverna di Platone a guardare le ombre. O assomigliamo ai “dormienti” di Eraclito. E se ci troviamo davanti alle due strade di Parmenide — la via della verità (la luce) e la via dell’opinione (la notte) — finiamo spesso per imboccare quest’ultima: ciò che appare, ciò che cambia, ciò che si muove sotto i nostri occhi. A ben vedere, nemmeno i filosofi erano particolarmente ottimisti sulle nostre capacità di giudizio.

Comunque, se non possiamo scegliere sempre la via della luce, forse possiamo almeno smettere di imboccare quella della notte. E già sarebbe un enorme passo avanti.

Che cosa significa, in pratica?  Proviamo a dare una risposta dal punto di vista di un piccolo investitore che vuole evitare gli errori più penalizzanti.

Costruire una struttura diversificata, con esposizione alle principali economie globali. Strumenti come fondi comuni o ETF indicizzati globali a basso costo non eliminano crisi, volatilità o rischi. Ma riducono la necessità di indovinare.

Anche qui, naturalmente, la scelta va calibrata sulle proprie esigenze.

Ad esempio, un indice globale concentrato sui soli mercati sviluppati (MSCI World) offre esposizione a economie mature e relativamente stabili. Un indice più ampio, come il FTSE All-World, include anche economie emergenti, ampliando la diversificazione geografica e aggiungendo aree con maggiore potenziale di crescita nel lungo periodo.

Per un investitore un po’ più giovane, con orizzonte lungo e capacità di sopportare oscillazioni, includere anche gli emergenti può essere coerente con un obiettivo di crescita.

Per chi è più prudente o più vicino all’utilizzo del capitale, restare sui mercati sviluppati può offrire maggiore stabilità relativa. E per chi ha orizzonti più brevi o vuole meno oscillazioni, la “struttura” può includere anche una componente obbligazionaria: non per prevedere i cicli, ma per reggere meglio la volatilità.

Naturalmente queste sono solo possibili strategie. Altre sono possibili ed efficaci. Il punto non è tanto quale ETF scegliere, ma decidere prima — e a mente fredda — un’impostazione che non cambi ogni volta che il mercato fa rumore.

Molti investitori non perdono perché scelgono il prodotto sbagliato. Perdono perché modificano la strategia in risposta all’emozione del momento.

Il problema non è tecnico. È comportamentale.
E sì, dobbiamo ammetterlo: gli economisti comportamentali qualche ragione ce l’hanno.

La cosa fondamentale è il principio sottostante: invece di dire “Io sono immune dal gregge”, dire “So che potrei comportarmi come il gregge. Quindi costruisco una struttura che mi protegga anche da me stesso.”

Uscire completamente dalla caverna è impossibile.
Ma possiamo scegliere di non correre dietro a ogni ombra che si muove sulla parete.

Pasquale Tribuzio
About Author

Pasquale Tribuzio

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie. Ha lavorato presso la Banca d’Italia, con qualifica dirigenziale, occupandosi di attività di controllo interno e di vigilanza sulle banche e sugli altri intermediari finanziari. Scopri di più

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *