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Gli ETF, le stelle e la vita: si può investire nell’eternità? 

Pasquale Tribuzio
  • August 4, 2026
  • 5 min read
Gli ETF, le stelle e la vita: si può investire nell’eternità? 

All’inizio c’era una certa purezza francescana. Non proprio “Sorella Acqua” e “Frate Sole”, ma quasi.

Un ETF sull’MSCI World prometteva di possedere un pezzetto di centinaia di aziende dei Paesi sviluppati, senza fronzoli  e senza bisogno di indovinare il futuro. Un ETF sull’S&P 500 faceva lo stesso con le maggiori società americane.

Si comprava una fetta ampia di mondo, ci si sedeva e si aspettava.

Povertà di pretese, risultati dignitosi.

Poi qualcuno ci ha fatto notare, non senza interesse, che possedere il mondo intero, per quanto saggio, può essere noioso. E, soprattutto, non accende l’entusiasmo degli uffici marketing degli emittenti.

Così, accanto al modesto — si fa per dire — “compra un mercato o il mondo”, sono fiorite proposte assai più avventurose. Compra un settore o un tema affascinante e di moda: la rivoluzione digitale, l’intelligenza artificiale, la sicurezza europea, l’invecchiamento della popolazione e, perché no, lo spazio.

Sì, lo spazio. O, meglio, la space economy.

Satelliti, lanciatori, telecomunicazioni, osservazione della Terra, navigazione, dati, sicurezza e difesa. Non è più roba soltanto per astronauti, agenzie pubbliche e miliardari con la passione — piuttosto costosa — dei razzi. È diventato un tema da portafoglio, con tanto di ISIN e quotazione in Borsa: un universo nel quale investono i cosiddetti “ETF Space”.

San Francesco parlava a “Frate Sole”; oggi si può comprare una quota delle aziende che mandano i satelliti a guardarlo da fuori.

Non è soltanto un settore industriale. È anche la manifestazione di una visione del futuro coltivata da una parte dell’élite tecnologica americana. La missione dichiarata da SpaceX è costruire «i sistemi e le tecnologie necessari per rendere la vita multiplanetaria, comprendere la vera natura dell’universo ed estendere la luce della coscienza fino alle stelle».

L’idea che i limiti tradizionali dell’esistenza umana non debbano essere semplicemente accettati, ma progressivamente superati attraverso tecnologia, capitale e iniziativa privata.

In questa prospettiva lo spazio non rappresenta soltanto un mercato. È una nuova frontiera, quasi un “assalto al cielo”: progettare insediamenti su altri pianeti, trasferire attività economiche e infrastrutture oltre la Terra

Una simile aspirazione a superare i limiti naturali accompagna anche alcune delle narrazioni sviluppatesi intorno all’intelligenza artificiale, al potenziamento delle capacità umane e alla ricerca sulla longevità.

Non più soltanto curare le malattie o vivere meglio, ma spostare sempre più avanti i limiti biologici dell’uomo e, nelle versioni più radicali, trattare persino l’invecchiamento e la morte alla stregua di “problemi tecnici” da risolvere.

Spazio, intelligenza artificiale e longevità finiscono così per appartenere alla stessa narrazione. La natura impone limiti, la tecnologia promette di rimuoverli e il capitale cerca di accompagnare — e naturalmente monetizzare — la promessa.

In generale, il successo commerciale degli ETF tematici nasce da un meccanismo psicologico semplicissimo: vediamo un cambiamento che appare inevitabile e vogliamo starci dentro.

La popolazione invecchia e richiede più assistenza e sanità. Le tensioni geopolitiche spingono la spesa per la difesa; cresce il fabbisogno tecnologico, oltre che energetico. L’intelligenza artificiale promette di trasformare ogni attività umana.

Tutto vero.

Il problema è che “vero” e “buon investimento” non sono sinonimi. Il mercato spesso ha già scontato l’ovvio molto prima che arrivi in un ETF con un nome accattivante.

Un settore può crescere moltissimo e rivelarsi comunque un investimento deludente. Perché non conta soltanto quanto si espanderà il mercato, ma anche quanto abbiamo pagato oggi quelle aspettative.

La longevità offre un esempio particolarmente istruttivo. Anche questo tema ha già trovato una propria traduzione finanziaria, ma in forma meno visionaria di quanto possano suggerire le dichiarazioni sulla possibile sconfitta della morte.

Da un lato ci sono ETF dedicati all’invecchiamento della popolazione — Ageing Population o Silver Economy. Investono principalmente nella sanità, nell’assistenza, nella diagnostica e nei servizi richiesti da una società che vive più a lungo.

Dall’altro esistono ETF più orientati alle tecnologie di frontiera: genomica, biotecnologie, trattamenti medicali avanzati, medicina molecolare.

I primi investono soprattutto nelle conseguenze economiche della longevità. I secondi nelle tecnologie che potrebbero contribuire ad allungare e migliorare la vita. Ma tra soddisfare i bisogni di una popolazione anziana e finanziare la ricerca dell’immortalità resta ancora una certa distanza.

Per ora, quindi, la Borsa consente di investire più facilmente nella Luna che nella vita eterna.

C’è poi un rischio meno cosmico e decisamente più terrestre: l’effetto matrioska.

Si può acquistare un ETF globale, uno tecnologico, uno sull’intelligenza artificiale, uno sulla space economy e uno sulla difesa, convincendosi di avere costruito un portafoglio ampiamente diversificato.

Poi si apre l’elenco delle partecipazioni e si scopre che molti di questi strumenti possiedono alcune delle stesse grandi società tecnologiche, industriali o aerospaziali.

Il portafoglio sembra viaggiare verso destinazioni differenti, ma una parte del bagaglio è sempre la stessa.

La diversificazione, infatti, non si misura contando il numero di ETF in portafoglio, ma verificando quanti rischi realmente differenti si possiedono.

Eppure — va detto — gli ETF ci permettono oggi di investire praticamente ovunque.

È una possibilità straordinaria, ma anche una tentazione.

Dante concludeva ogni cantica richiamando le “stelle”.

Forse, senza saperlo, aveva scritto anche un piccolo manuale di educazione finanziaria.

Prima si attraversano i gironi delle commissioni nascoste, delle sovrapposizioni infernali e delle narrazioni troppo belle per essere vere. Solo dopo — con pazienza, metodo e qualche cicatrice — si guadagna il diritto di guardare in alto.

Anche l’investitore può rimirare le stelle.

Può comprare lo spazio, la difesa, l’intelligenza artificiale e tutto ciò che promette di cambiare il mondo.

Ma prima dovrebbe controllare: indice sottostante, costi, partecipazioni, sovrapposizioni, valutazioni e dimensione del fondo.

E dovrebbe ricordare che gli ETF tematici devono essere dosati con attenzione all’interno del portafoglio: più come satelliti attorno a un nucleo ampio e diversificato che come centro dell’intero universo finanziario.

Perché, nello spazio, le destinazioni sono infinite.

Il capitale, purtroppo, non lo è.

Pasquale Tribuzio
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Pasquale Tribuzio

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie. Ha lavorato presso la Banca d’Italia, con qualifica dirigenziale, occupandosi di attività di controllo interno e di vigilanza sulle banche e sugli altri intermediari finanziari. Scopri di più

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